COME I MEZZI PUBBLICI DEL MERIDIONE POSSONO INSEGNARE L’ORDINE A QUELLI DEL NORD. TRA PUGLIA E BASILICATA, ATTRAVERSO PAESAGGI INCANTEVOLI
Di Simone Sacchi
Quest’anno decido assieme a due amici, di cui uno membro UTP Milano, di fare un giro ferroviario assieme tra Gargano e Lucania. Il viaggio parte dalla stazione Centrale di Milano.
Il Frecciarossa porta il numero 8813, la nostra destinazione è Foggia.
Al binario ci attende un ETR 500, che poi si scopre non essere quello per Lecce ma bensì per Reggio Calabria. Cambia il binario, si inizia a prendere qualche minuto di ritardo. Lasciata Milano Centrale in ritardo, all’altezza di Tavazzano (LO) iniziano i problemi seri. L’aria condizionata salta in alcune carrozze, compresa la nostra e la locomotiva pare arrancare. Fino a Cattolica la situazione resta tragica, la temperatura interna supera infatti i 38°C, nel mentre il capotreno cerca di riattivare un impianto dell’aria condizionata a dir poco vetusto. Le famiglie con i piccini scappano in altre carrozze sebbene il treno sia pieno.
Fortunatamente, dopo oltre un’ora gli sforzi sono ripagati e arriviamo a Foggia al fresco (e in ritardo!). Parte tra noi una prima riflessione riguardo la manutenzione scadente e l’età ormai eccessiva del caro vecchio 500.

Il mattino successivo dopo aver comprato una serie di biglietti di carta, opportunamente inseriti nella bustina porta biglietti, raggiungiamo al binario tronco un Flirt Stadler di Ferrovie del Gargano. Entriamo e ci accorgiamo fin da subito della pulizia eccellente. Sedili e interni puliti maniacalmente, bagno funzionante e passeggeri rispettosi del luogo. Niente male come inizio del tour garganico!

Si parte, il treno fa una sparata a velocità massima fino a San Severo. Poi imbocca la vera e propria ferrovia del Gargano, procedendo a velocità elevata su di un tracciato ondulato. La vista è incantevole, ci si avvicina piano piano al massiccio montagnoso. Per un appassionato di ferrovia, poi, è molto interessante cacciare un occhio oltre la porta vetrata della cabina di guida. Si vede bene davanti, uno spasso per un curiosone come il sottoscritto.
Passata la Galleria del Monte Tratturale, la ferrovia si infila attraverso un canyon artificiale, fa un paio di curve abbastanza secche e poi si lancia in una ripida discesa del 30‰. Si scende costeggiando il Lago di Varano, la vista è mozzafiato. La linea assume un carattere di montagna finché, raggiunto il livello del mare, diventa, per così dire, “di spiaggia”. La gente scende in piccole fermate ove, subito oltre la strada provinciale, le spiagge sono già popolate di ombrelloni. Piano piano il convoglio arriva a Peschici Calenella capolinea della linea ferroviaria.
Proseguiamo sul bus del consorzio COTRAP (bus di FdG). Premetto che alla guida dei bus abbiamo sempre trovato personale estremamente esperto. L’autista generalmente al Sud non è una persona qualsiasi che fa il mestiere del conducente per ripiego, ma un professionista al volante da anni. Fa riflettere che al Nord sia spesso il contrario.

Il giro procede attraverso la macchia verde, raggiungiamo Vieste che troviamo caratteristica, pranziamo e attendiamo un ulteriore bus del COTRAP (questa volta SITA Sud). Il bus arriva in ritardo ma l’autista corre. La strada costeggia il mare, siamo in una parte del Gargano dove le scogliere lasciamo poco spazio alle spiagge. Prosegue lo spettacolo. Fatta la pausa tachigrafica, ossia 20 minuti fermi a Mattinata, raggiungiamo Manfredonia. Importante porto della zona, città con uno dei servizi di trasporto urbano più strutturati della Puglia, Manfredonia vede il treno poche volte al giorno e solo stagionalmente. La stazione pare un po’ sottotono, il binario è triste e solitario. Arriva in nostro treno spola di Trenitalia, un tremolante Atr 220 Swing di costruzione polacca. Mezz’ora circa di viaggio e siamo a Foggia.
Avanzando un pochino di tempo prima della cena, decidiamo di fare trentuno. Il treno di FdG per Lucera è in partenza dal binario 1 Tronco, andiamo! Ci troviamo avvolti dal fumo di un incendio a lato della stazione, una scena quasi da Far West. L’ETR 103 lucidissimo è minacciato dal fuoco, il personale però è deciso a partire e così lasciamo Foggia in perfetto orario. Superato il viadotto di recente costruzione che attornia una porzione della città, il treno accelera, viaggia rapidissimo e in pochi minuti giunge a Lucera. La stazione è ordinata, pulita, climatizzata.

L’impressione è di trovarsi in Svizzera ma trasposta di 1200km. Tornati alla base attendiamo lungamente l’urbano di Foggia. Una sistematina al servizio di trasporto pubblico qui ci starebbe, certo il costo del biglietto fa perdonare l’attesa: appena 1€ a corsa anche da App. I veicoli sono puliti e l’aria condizionata funziona bene.
Il giorno a seguire saliamo sul POP di Trenitalia verso Bari, il viaggio prosegue fluido e le condizioni del treno ci dimostrano un fatto: la cura del parco mezzi qui è sacra. Il convoglio è pulitissimo, il bagno è ordinato e i pavimenti sono intonsi. Dopo un’ora e mezza, raggiunta Bari Centrale esploriamo un po’ la zona della stazione hub per: le Ferrovie dello Stato; le Ferrovie del Sud-Est (con un treno soppresso per incendio sulla linea, quasi a confermare la nomea delle FSE); le Ferrovie Appulo Lucane e la Ferrotramviaria (con la “m”, nota anche come Ferrovie del Nord Barese). Decidiamo di provare quest’ultima nel tratto più critico della rete, ossia quello tra Bari C.le e Bari F. Crispi. Un budello a singolo binario interessato ogni 40 minuti dal transito di tre treni in uscita uno dietro l’altro. Il treno è pieno, abbastanza ordinato ma qualcosa ci fa presagire che FNB lasci un po’ di dettagli al caso. Il sistema informativo di bordo indica la direzione opposta. Le fermate sono poco curate e sopra gli orari vecchi, la Società ha appiccicato il tariffario. Abbiamo pensato che forse dopo l’incidente del 12 luglio 2016 FNB non si sia più tanto ripresa.

Con il bus urbano di AMTAB raggiungiamo il centro città. L’azienda è nota per essere abbastanza una bagnarola, infatti il bus è un po’ scassato (pur essendo nuovo) e soprattutto in ritardo. Dopo pranzo, usiamo la linea B, verso Pane e Pomodoro. La spiaggia è gremita di persone, siamo convinti di riuscire a provare il nuovo bus elettrico YES-EU ma lui ci schiva abilmente. Lasciamo perdere, ci riproveremo la prossima volta. Raggiungiamo in seguito l’autostazione di recente costruzione. Vediamo dei dettagli di prematuro decadimento (uno schermo distrutto) e ci auguriamo una maggiore attenzione.

Siccome le FAL sono chiuse da Bari ad Altamura, l’utenza è costretta a usare il servizio sostitutivo aziendale. Poco male, l’autista è esperto e corre forte per consentirci un agevole coincidenza. Da Altamura proseguiamo a bordo di un treno Stadler tutto pellicolato. Un peccato non poter vedere bene fuori dal finestrino. Il treno è lindo, tenuto maniacalmente. Si toccano velocità di oltre 80 km/h tra le curve, circondati da colline color verde-oro e da alte pale eoliche. Siamo ormai in Basilicata e la nostra destinazione è Matera Centrale. Arriviamo nella nuova stazione firmata nell’architettura da Stefano Boeri. Matera è unica, con il suo centro popolato da una bella folla (occorsa per le luminarie) e i famosi Sassi.

Al mattino del giorno seguente il viaggio prosegue. Attendiamo il bus sostitutivo FAL per Pisticci Scalo. Vediamo dalla strada la linea RFI in costruzione da Ferrandina Scalo a Matera La Martella. Gli operai lavorano, si vedono i mezzi d’opera muoversi. Forse dopo oltre trent’anni dall’inizio dell’opera nel 2028 vedremo un risultato diverso da zero.
Presso Pisticci Scalo visitiamo il museo dell’Amaro Lucano, facciamo acquisti e poi attendiamo il treno regionale di Trenitalia verso il capoluogo regionale.
Superata Ferrandina Scalo buttiamo l’occhio sui nuovi viadotti e il nuovo tracciato in costruzione parallelo all’attuale linea. Stiamo viaggiando a 130 km/h, ci chiediamo a cosa serva una nuova linea considerando il numero esiguo di passaggi al giorno.
Il convoglio è perfetto, troviamo anche in Basilicata l’ordine e la cura riscontrata in Puglia.
Attraversata la piazza di fronte a Potenza Centrale, troviamo la graziosa stazione FAL di Potenza Inferiore. Regna l’ordine. Macchinetta per i biglietti intonsa, panchine integre e banchina pulita. Prevediamo un veloce passaggio al terminal Gallitello, anch’esso ordinatissimo. La parte museale conserva una mitica Emmina e la vaporiera FAL 402 perfettamente restaurate.

Invertiamo la marcia e saliamo verso la città. Decido di fare un’ispezione del treno. Noto che siamo gli unici a bordo. Passo la mano come il critico Bruno Barbieri nel noto programma TV “Quattro Hotel”, in cerca di polvere. Non trovo nulla, le cappelliere del treno sono pulite come il primo giorno di servizio. Sono colto da due emozioni, una profonda gratitudine per chi mantiene il bene pubblico in questo stato e contemporaneamente un enorme tristezza pensando a come Trenord, in confronto, presenti i propri treni all’utenza.

Concluso i giretto nella città alta, atteso invano il servizio urbano di Potenza (Miccolis) mai pervenuto, rientriamo con FAL verso la stazione centrale. Il nostro Intercity Trenitalia 702 ha 55 minuti di ritardo. Ci accomodiamo e riscontriamo subito la classica sciatteria della divisione Trenitalia Intercity, il vetro è talmente sporco da impedire quasi la visione esterna. Un peccato mortale, data la linea. Stiamo infatti percorrendo la tratta verso Eboli. Ad un certo punto i binari si intersecano con il Torrente Platano. I ciottoli bianchi e l’acqua cristallina donano uno spettacolo esclusivo ai passeggeri, immersi con il treno in una gola altamente scenografica. Peccato vederla dietro una coltre di sporcizia!

Raggiunta Napoli, il giorno seguente rientriamo con il Frecciarossa 1000 delle 06:30. Il treno esce fresco dal deposito ma tra i sedili c’è sporco. Risalendo la penisola piove forte sopra Arezzo, RFI ci fa transitare dall’omonima stazione sulla linea lenta. Iniziamo a prendere 20 minuti di ritardo. Tocchiamo la protezione di Milano Centrale con un +17 salvo poi diventare +26 avendo perso la priorità. La pecora nera siamo noi, il nostro treno va a Torino e deve tagliare il piazzale. Chissà, magari se fossimo andati direttamente a Porta Garibaldi saremmo pure riusciti a prendere le nostre coincidenze… invece RE8 e RE54 sono partiti in parallelo mentre ci fermavamo, in un balletto quasi beffardo.
Ci portiamo a casa un’esperienza sopra le attese, con la consapevolezza che il Meridione merita sempre di essere esplorato e apprezzato nella sua bellezza. Viva la bellezza.
A presto Puglia e Basilicata!
